domenica 27 settembre 2020

1919, BAMBINA ISPIRATA - (Poesia dedicata a Maria Lai) - NORA CAPOMASTRO

1919, BAMBINA ISPIRATA
(Poesia dedicata a Maria Lai, per il suo centenario dalla nascita)
Eleonora Capomastro





Cent’anni fa,
da una montagna incantata,
nasce Maria, bambina ispirata.

Piangono gli uomini,
che a sognar non son più riusciti;
tra le grinfie della miseria,
nell’umana condizione impigliati.

Strozza il passo, l’ordito,
diventando prigione;
s’aggroviglia la trama,
nella trappola dell’illusione.

Scorda, l’uomo, la sua provenienza
e la sua destinazione;
scorda, l’uomo, l’Infinito,
nella sua disperazione.

Ma tu, antica bambina,
dagli occhi di eterna scintilla,
sei come jana, d’innocente candore,
che nella notte dell’anima scaglia
un filo ardente, d’azzurro stupore.

Con lungimiranza, un nastro celeste,
che scioglie i confini e i nodi del cuore,
ogni paura e sua ingannevole veste.

Curiosa, disegni i sogni
di un Dio mezz’addormentato,
mentre volano gomitoli
e danzano fili di lana colorata:

geometrie di un luogo
che dicon esserti immaginata,
o, forse, di un mondo,
da cui la gente s’è allontanata.

Giochi, tra terra e cielo,
e io con te appresso;
a tener per mano il sole e l’ombra,
a seguire il Senso, a tracciare il Nesso.

<< Sasso… solco… sole…>>
Sottile è la tua voce nel vento,
<< scure…sale…>>
Sorrido e ti vedo ancora giocare.

E a chi vuol giocare
tu tendi gentile la mano:
s’intreccia il Sentire
e supera il tempo,
poiché l’Infinito non è poi lontano.

Brilla la tua luce,
nel magico Mistero del firmamento.
Tu, eterna sognatrice,
ora fili stupore e sorridi tra le stelle
della chioma fatata di Berenice.

(Eleonora Capomastro, maggio 2019)





27 SETTEMBRE - AUGURI GRAZIA DELEDDA E MARIA LAI! - ORGOGLIO DI SARDEGNA.


27 Settembre, un compleanno che lega due donne sarde molto speciali: Grazia Deledda (1871-1936) e Maria Lai (1919-2013)

Contrariamente alla consuetudine di attribuire il 28 settembre 1871 come data di nascita della Deledda, in quanto così registrato all'anagrafe di Nuoro, preferisco riportare la data reale.
Non era insolito, infatti, che ai neonati venisse assegnata come data di nascita, la data in cui venivano ufficialmente segnati all'anagrafe.
La stessa scrittrice precisò di essere nata nel giorno dei SS. Cosma e Damiano (27 settembre) - motivo per cui il suo nome per intero sarà Grazia Maria Cosima Damiana Deledda - e di essere stata registrata solo il giorno successivo.

Mantenere la data reale per me è molto importante, perché lega ancora più significativamente queste due donne.

Grazia Deledda, che con grande maestria fa vivere i paesaggi della nostra terra e le sfumature delle realtà ad essa legate. Grazia Deledda e la sua abilità nel tratteggiare gli aspetti dei vari personaggi, tenendo i fili di ognuno e ricongiungendoli a creare dei veri e propri arazzi del proprio tempo, tuttora attuali.

Quando nel 1926 la Deledda riceve il Nobel per la letteratura, Maria Lai ha solo 5 anni.

La piccola bimba dei tacchi ogliastrini, che diventerà l'artista amata in tutto il mondo, trascorre la sua infanzia tra Ulassai e Cardedu in cui, per via della sua salute cagionevole, si trova costretta a svernare nei mesi più freddi.

Nella casa degli zii, Maria è lasciata libera di sperimentare, giocando con tele, colori e gomitoli.
Se da un lato svilupperà quello sguardo diverso che la proietterà verso l'Infinito, dall'altro questo "isolamento" la farà rimarrà indietro rispetto ai suoi coetanei, tanto da manifestare non poche difficoltà nell'apprendimento.

Sarà un attento e lungimirante Salvatore Cambosu , a prenderla sotto la sua ala, con una frase che diventerà un mantra per la giovane Maria: 
"Non importa se non capisci, segui il ritmo".

Salvatore Cambosu, cugino di Grazia Deledda; anche qui un altro filo che unisce sottilmente Maria alla figura della grande scrittrice.

E Maria Lai troverà il suo ritmo, un modo particolare e unico di raccontarsi.
Partirà dalla pietra, per arrivare ai fili; fili fisici e fili dell'anima, che saranno in grado di legare la montagna (Link youtube - LEGARSI ALLA MONTAGNA, 1981 Maria Lai).

In questo post, volutamente, non mi soffermerò sui tanti particolari della loro eredità artistica, che meritano di essere affrontati in maniera più approfondita.

Grazia Deledda riposa a Nuoro, nella Chiesa della Madonna della Solitudine, in cui è ambientato uno dei suoi romanzi (La chiesetta della solitudine).
Accanto alla struttura, troverete l'opera "Andando Via", omaggio di Maria Lai alla scrittrice.
Luoghi che ho visitato fisicamente, lungo un filo del Sentire che congiunge Pinuccio Sciola - Maria Lai - Grazia Deledda tra San Sperate - Ulassai - Nuoro
e di cui vi parlerò in seguito, in un post apposito.

Di seguito vi allego alcune foto e dei link, più la poesia nata lo scorso anno (anno del centenario della nascita), dedicata a Maria.

Spero possiate respirare un po' di magia di cui la nostra terra è intrisa.


(9 Giugno 2019 - Chiesa della Madonna della Solitudine, Nuoro - foto personale)


(9 Giugno 2019 - Chiesa della Madonna della Solitudine, Nuoro - foto personale)



(9 Giugno 2019 - portale dell'opera di Maria Lai "Andando Via", omaggio a Grazia Deledda,
foto personale)

Cent’anni fa,
da una montagna incantata,
nasce Maria, bambina ispirata.

Piangono gli uomini,
che a sognar non son più riusciti;
tra le grinfie della miseria,
nell’umana condizione impigliati.

Strozza il passo, l’ordito,
diventando prigione;
s’aggroviglia la trama,
nella trappola dell’illusione.

Scorda, l’uomo, la sua provenienza
e la sua destinazione;
scorda, l’uomo, l’Infinito,
nella sua disperazione.

Ma tu, antica bambina,
dagli occhi di eterna scintilla,
sei come jana, d’innocente candore,
che nella notte dell’anima scaglia
un filo ardente, d’azzurro stupore.

Con lungimiranza, un nastro celeste,
che scioglie i confini e i nodi del cuore,
ogni paura e sua ingannevole veste.

Curiosa, disegni i sogni
di un Dio mezz’addormentato,
mentre volano gomitoli
e danzano fili di lana colorata:

geometrie di un luogo
che dicon esserti immaginata,
o, forse, di un mondo,
da cui la gente s’è allontanata.

Giochi, tra terra e cielo,
e io con te appresso;
a tener per mano il sole e l’ombra,
a seguire il Senso, a tracciare il Nesso.

<< Sasso… solco… sole…>>
Sottile è la tua voce nel vento,
<< scure…sale…>>
Sorrido e ti vedo ancora giocare.

E a chi vuol giocare
tu tendi gentile la mano:
s’intreccia il Sentire
e supera il tempo,
poiché l’Infinito non è poi lontano.

Brilla la tua luce,
nel magico Mistero del firmamento.
Tu, eterna sognatrice,
ora fili stupore e sorridi tra le stelle
della chioma fatata di Berenice.

(Eleonora Capomastro, maggio 2019)

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sabato 19 settembre 2020

IS JANAS FUNT JANNAS (Le janas sono porte) - Nora Capomastro

IS JANAS FUNT JANNAS
(Poesia in Limba sarda, de Eleonora Capomastro)
segue traduzione in lingua italiana

(Domus de janas s'Incantu, Putifigari)

                              (Piazza S. Lucia, Muravera (SU), 18/09/2020)


IS JANAS FUNT JANNAS A tui, chi circas arrespustas in sa storia antiga, cun is ogus e sa bucca prenus de oru tralaxus e tesorus, ca mai as'agattai e mai t'ant'arriccai, ma sempri prus t'ant'alluinai. No t'accattas de cantu ses tzurpu, ca no scis a innui castiai, ancora prus pagu, cumenti ascuttai. Accabbadda de fai carraxu chi su misteru de sa Limba bolis cumprendi. Ti depis fai sbuidu, chi is sonus suus bolis intendi; sbuidu, po biri sa Bellesa e s'Infinitu. Circa su ritìmu, circa su sensu! Sbuidus, cumenti cannas sonadas de unu sulidu de bentu. Ascutta sa Limba po cumprendi is Janas: sbuidus, cumenti cannas... "Is Janas funt jannas". Ascutta sa Limba, "Is Janas funt jannas!" sbuidas, cumenti cannas. (Autore - Eleonora Capomastro, Agosto 2019) ***** LE JANAS SONO PORTE A te, che cerchi risposte nella storia antica, con gli occhi e la bocca pieni d'oro, telai e tesori, che mai troverai e mai ti arricchiranno, ma sempre più ti abbaglieranno. Non ti accorgi di quanto sei cieco, poiché non sai dove guardare, ancora di meno come ascoltare. Finiscila di fare baccano, se il mistero della Lingua vuoi comprendere. Ti devi fare vuoto, se i suoi suoni vuoi sentire; vuoto, per vedere la Bellezza e l'Infinito. Cerca il ritmo, cerca il senso! Vuoti, come canne suonate da un alito di vento. Ascolta la Lingua, per comprendere le Janas: vuoti, come canne... "Le janas sono porte". Ascolta la Lingua, "Le janas sono porte!" vuote, come canne. (Autore - Eleonora Capomastro, Agosto 2019)



sabato 12 settembre 2020

GIANNA, LEI ERA MIA SORELLA - CARMEN SALIS

GIANNA, LEI ERA MIA SORELLA
Carmen Salis
AmicoLibro Editore







 "L'ho ammirata, invidiata, combattuta.
Poi, a un certo punto della mia vita, ho riconosciuto la sua tristezza e l'ho amata senza riserve.
Ho capito che quel dolore era paura di vivere.
Quei silenzi improvvisi e lunghissimi erano la sua lotta contro il buio.
E soprattutto ho capito che era inutile travolgerla con la mia voglia di vivere.
Non era egoista, era ostaggio della sua mente.
Non voleva morire, voleva solo smettere di avere una voce dentro la testa che la tormentava.
La gente diceva che era matta.
Ho visto chi l'ha derisa, allontanata, guardata con paura.
L'ho vista e la ricordo. E la rabbia che ho provato allora, oggi è commiserazione"


Si apre così, il libro di Carmen, prima di lasciar vivere di nuovo Gianna, sua sorella maggiore, tra le pagine.
Un percorso, quello di restituire al mondo la sua storia, ma anche di rielaborarla in sè, di certo necessario, per ritrovare il senso al di là del dolore di un'intera famiglia e sua sorella stessa.

Si entra nella fragilissima sfera della malattia mentale, quella a cui, oltre il dolore della condizione stessa, si aggiunge anche lo stigma sociale e l'essere spesso considerate come patologie di serie B. A volte - mi permetto di dire - anche pazienti di serie B.
Quando ti rompi una gamba, è palese e universale per tutti che stia male e abbia bisogno di cure e sostegno. Tutti si danno da fare. Quando invece hai un disturbo psichiatrico, il male è spesso invisibile e incompreso, e tutti (o quasi) ti scansano e ti giudicano, finendoti di affossare.

Ma ritorniamo a Gianna...

Gianna, creatura che amava il mare e ha conosciuto vari tipi di onde.
Gianna, dai lunghi capelli neri ondulati, che passava dai muti abissi della depressione alle altrettanto pericolose, e forse più sottovalutate e meno gestibili, luminose esaltazioni della mania.
Gianna, che sapeva essere fantastica coi bambini e i nipotini.
Gianna, che faceva delle meringhe che parevano regine.
Gianna, che a volte brillava troppo e si bruciava.
Gianna, che ha sofferto di disturbo bipolare.

È importante utilizzare il verbo avere quando si parla di disturbi mentali, e non essere, in quanto l'essenza della persona, va ben oltre alla patologia che la ingabbia e rende la ricerca di equilibrio, una vera e propria lotta.
Una lotta, per sé e per chi vi sta accanto, in cui quasi sempre nonostante tutta la buona volontà, ci si trova spesso soli e impotenti.

Ma Gianna, oltre ad avere un disturbo bipolare, oltre ai deliri e le psicosi, era tanto altro. E questo è giusto che rimanga, dopo tutta la sua sofferenza.

Carmen riesce a raccontarcelo, con lo sguardo di chi riavvolge il nastro e ripercorre la storia a ritroso.
Ripercorrere, per comprendere e tenere le cose più importanti.
Ripercorrere, per liberare e restituire dignità e identità a una sorella "ostaggio della sua stessa mente".
Perché, dopo tutte le distorsioni, le incomprensioni, le difficoltà... 
dopo essersi dati anima e corpo, per impedire che quel fragile cristallo esplodesse, e magari essersi pure incolpati di non aver fatto abbastanza, 
dopo aver visto una propria parte schiantarsi, segnando i propri cari oltre che noi stessi, cosa rimane?

Rimane fermarsi, per poi riguardare le cose a ritroso. 
Accogliere le lezioni che rimangono alla fine, quando la frustrazione per quello che avremmo voluto essere diverso, ci vorrebbe continuare a trascinare in un vortice di dolore.

E invece no.

Carmen è riuscita a prendere quel dolore in mano e donarcelo, con grande coraggio e generosità. Per guarire.
La scrittura in questo caso si è fatta cura per l'anima, via di preziosa consapevolezza, e si farà specchio per chi leggendo vi riconoscerà qualcuno o qualcosa a sé vicino.
 
*****
Ho letto Gianna per tre volte, e ogni volta ho ringraziato.
L'ultima l'ho portata con me, in questi giorni in cui il tempo muta repentinamente, tra forte sole e forti temporali improvvisi.
L'ho voluta portare al mare, quel mare che tanto spesso viene citato nel libro.
E leggendo di lei, ho ripensato ad alcune strofe de "GLI ECHI SILENTI", versi che scrissi vari anni fa sulla malattia mentale.
Vecchi versi sono riemersi, e nuovi mi hanno sfiorato. 
Ho voluto ringraziare Gianna e Carmen, unendo il passato al presente, come un qualcosa che continua a dialogare, oltre il tempo.

                                                              *****
(da GLI ECHI SILENTI, 2014)
In quelle teste svuotate
dalla sofferenza
potevi sentirci 
l'eco del mare,
come in una conchiglia.

Più volte battè l'onda
portando via con sè
un morso di riva.
Non ebbero più terraferma
ritrovandosi alla deriva.

Tu dici:
- Riportiamoli alla realtà,
lanciamoli una cima!

Strattonati,
si sgretolerebbero,
più fragili di prima.

(A Gianna e Carmen, FIORI DAL SALE)

Qualora quei rumori
tornassero dai rombi
del mare d'autunno, 
in cui il sole e le nubi
s'alternano come gli umori,

o i bruni ricci di posidonia
in turbìne di vento
volessero velar di rimorsi
il ricordo dei miei,
tu non ascoltarli.

Non appartengo
più ai gusci vuoti 
di conchiglia.

Io ora appartengo
alla tenue bellezza dell'alba,
respiro nello scintillio
del riverbero.

Io ora brillo,
senza più bruciare.

Qualora tornassero
quei sussurri,
tu non li ascoltare.

Io sono
come il bianco pancrazio:

è l'amore
ad avermi fatto fiorire
dal sale.

(Eleonora Capomastro, Settembre 2020)

domenica 6 settembre 2020

RICAMI DI JANA (A Pietrina) - ELEONORA CAPOMASTRO

 RICAMI DI JANA
(All'artista dei fili, Pietrina Atzori)
Eleonora Capomastro



Se non fosse per le tue amorevoli mani
sarei come stoffa sfilacciata dal tempo.

Discreta, hai tessuto nuovi bordi,
ritagliando ogni doloroso eccesso.
Rammendato i miei strappi in silenzio,
con sorrisi pazienti e fiori di bisso.

Questo dono degli anni ora indosso
camminando con te per la festa,
ogni abisso è un ricamo di jana
che mi orna con cura la testa.

(Eleonora Capomastro - Agosto 2018)

****

SUONI ANTICHI, DI PIETRA E DI CANNA - ELEONORA CAPOMASTRO

SUONI ANTICHI, DI PIETRA E DI CANNA (Al Maestro Pinuccio Sciola) Eleonora Capomastro Sulla scogliera sta un uomo con gli occhi socchiusi ad ...