DIALOGHI
Percorso interiore, attraverso il tetto del mondo,
verso rinnovati orizzonti
di Alessandro Nonnoi [Puoi trovare il libro qui!]
| Il dharmacakra situato in cima al Tempio Jokang, a Lhasa in Tibet. |
L'esperienza di viaggio che porterà l'autore da Kathmandu (Nepal) verso quello che molti chiamano Il tetto del mondo, Il paese delle nevi - ovvero il Tibet - è alimentata almeno da due fattori iniziali che emergono dalle pagine:
da un lato una profonda crisi interiore - ed ecco che qui il viaggio può rivelarsi salvifico antidoto - dall'altro la sete di conoscenza, il desiderio, che si tramuta in istintiva e insistente spinta nella ricerca di un'esperienza di contatto quanto più possibile autentico.
Egli si pone come osservatore analitico e attento, anelando, e conseguendo, in diversi momenti un grado di totale immersione nel contesto della quotidianità dei locali, instaurando un rapporto ben lontano dallo stereotipo del turismo consumistico e del "vacanziero" a cui ci si approccia unicamente come fonte di denaro.
da un lato una profonda crisi interiore - ed ecco che qui il viaggio può rivelarsi salvifico antidoto - dall'altro la sete di conoscenza, il desiderio, che si tramuta in istintiva e insistente spinta nella ricerca di un'esperienza di contatto quanto più possibile autentico.
Egli si pone come osservatore analitico e attento, anelando, e conseguendo, in diversi momenti un grado di totale immersione nel contesto della quotidianità dei locali, instaurando un rapporto ben lontano dallo stereotipo del turismo consumistico e del "vacanziero" a cui ci si approccia unicamente come fonte di denaro.
Più volte è dichiarata, nonché rivelata dai vari anedotti, la ricerca di relazioni e rapporti, siano essi con i locali o con gli altri viaggiatori incontrati, di autenticità, che va ben al di là dei circuiti più battuti, sovente veri e propri tritacarne dell'industria turistica, che mercifica con occhio rivolto solo al profitto economico.
Emblematica la vicenda della spedizione verso il periplo del Kailash, in cui da parte dei nepalesi e degli abitanti di Saga emergeranno due differenti modi di rapportarsi a lui come essere umano.
Alessandro descrive quanto alcuni meccanismi abbiano snaturato intere popolazioni e ciò ben emerge in diversi, talvolta drammatici, passaggi con la popolazione nepalese, mentre in Tibet troveremo un altro tipo di inte-relazionarsi, meno contaminato, sebbene segnato da tutte le difficoltà di un popolo vittima di un processo di inesorabile cancellazione identitaria, ma che, a suo modo, orgogliosamente resiste.
Eppure, al contempo, qualcosa di molto più semplice unisce nelle differenze.
Allo sguardo, posto in apertura di ciò che si mostra davanti e di ciò che accade, nel proposito di azzerare i pregiudizi e i preconcetti, tuttavia talvolta è impossibile sopprimere sensazioni come disincanto, amarezza, et altera di chi comprende l'alfa e l'omega di certi eventi.
Anche questo fa parte del viaggio, e ne veniamo resi partecipi.
Allo sguardo, posto in apertura di ciò che si mostra davanti e di ciò che accade, nel proposito di azzerare i pregiudizi e i preconcetti, tuttavia talvolta è impossibile sopprimere sensazioni come disincanto, amarezza, et altera di chi comprende l'alfa e l'omega di certi eventi.
Anche questo fa parte del viaggio, e ne veniamo resi partecipi.
La lettura ci immerge tra il vociare dei mercati - veri e propri sistemi in cui osservare molteplicità - siamo tra colori, odori, ma anche tra la contrattazione sui prezzi, i fastidi, le diffidenze, i turbamenti, una certa incomunicabilità linguistica, perfino prepotenza e raggiri a cui si contrappongono la volontà di capire, di comunicare, di trovare un contatto con l'altro, ma anche il rispetto del proprio bagaglio di valori e credenze. Nel bagaglio ritroviamo anche sensi di colpa, inadeguatezza, turbamenti, ferite di un vissuto precedente che non esitano a riemergere, ponendolo alla prova.
Fardello che nel proseguire delle varie esperienze, alcune delle vere e proprie soglie, va rarefacendosi, lasciando spazio alla condivisione, alla meraviglia, alla speranza.
Fardello che nel proseguire delle varie esperienze, alcune delle vere e proprie soglie, va rarefacendosi, lasciando spazio alla condivisione, alla meraviglia, alla speranza.
Proprio come il viaggiatore che si deve adattare ai vari tipi di terreni, situazioni, eventi e relazioni, la lettura si dipana su diversi livelli di percorso che necessitano dovuta postura, ascolto e cambi di sguardo, nell'affrontarla.
La scrittura è densa, piacevolmente ricca nel lessico, in certi tratti tortuosa come i pensieri, ma vale la pena andare avanti tra alcuni tornanti, siano essi a strapiombo su un orrido o in preda a una febbre dei sensi, per poi godere di scorci di infinità, in cui non rimane che l'esterrefatto, il muto silenzio della contemplazione.
L'autore è stato molto genuino nel suo raccontare. Si è resi partecipi senza censure, preconcetti, proprio come testimonianza dei moti dell'animo umano, parti anch'essi del viaggio.
Sentimenti come l'arroganza, il senso del possesso, della proprietà privata, tipici dell'occidentale, non mancano di essere riconosciuti e di esser analizzati. Come anche il troppo pensare che impedisce di godere del presente.
Tanto apprezzabili i diversi riferimenti storico-politici, come l'invasione del Tibet da parte della Cina, nel 1950, e tutto ciò che essa ha comportato.
La mitica Lhasa, quella che viene definita come la Parigi asiatica, e le altre città che Alessandro visita, non sono più come ha prima imparato a conoscere dalle sue letture, ma portano amaramente i segni di questo sopruso sulla popolazione tibetana, che porterà nel 1959 all'esilio del Dalai Lama.
Altrettanto graditi i riferimenti al narrato di varie figure - per citarne alcune - come Alexandra David-Néel (la prima donna ad entrare in Lhasa, la città proibita) o Fosco Maraini, che invitano il lettore a maggior approfondimento e comprensione.
Preziosa la bibliografia in calce, che denota quanto prima di tutto il viaggio inizi dentro di noi, dentro le nostre letture, veri e propri primi passi sulla scia di un irresistibile richiamo.
Un viaggio che ci fa esclamare per ogni meta faticosamente raggiunta e guadagnata, consapevoli, come lo stesso autore, che non sia mai quella definitiva.
(Nora Capomastro)
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Riguardo ALESSANDRO NONNOI
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| A. Nonnoi durante laboratorio La Robbia (ph. Claudia Guendalina Sias) |
Ha conseguito il titolo accademico di Biologo esperto in tutela ambientale ed analisi biologiche. Ha frequentato e collaborato, per diversi anni, con il Dipartimento di Scienze Botaniche dell'Università di Cagliari, contribuendo all'identificazione floristica e vegetazionale dei vari aspetti delle fitocenosi della nostra isola.
In seguito si è dedicato agli aspetti legati all'utilizzo delle specie vegetali fra le differenziate comunità isolane, contribuendo alla catalogazione della flora di maggior interesse dal punto di vista officinale.
In questo settore ha collaborato a stretto contatto con l'ente regionale di ricerca AGRIS, producendo alcune pubblicazioni sia a livello strettamente divulgativo che scientifico.
Da anni si dedica, attraverso proficui scambi culturali e umani, ad approfondire e consolidare le sue conoscenze, sulle caratteristiche tintorie delle specie vegetali autoctone, di cui attualmente si dedica a tempo pieno. A livello etnobotanico gestisce a Villaputzu (Quirra), in collaborazione con sua moglie, una esposizione botanica aperta al pubblico. Qui oltre alla ravvicinata conoscenza delle entità vegetali, dalle proprietà generalizzate, vengono organizzati laboratori dove è possibile cimentarsi e sbizzarrirsi personalmente, fra i caldi cromatismi che il mondo naturale nasconde.
Ancora su DIALOGHI dalla descrizione su Youcanprint:
L'elaborato raffigura la descrizione di un viaggio alla ricerca di esperienze culturali, spirituali e sociali nell'area hymalaiana localizzata fra Nepal e Tibet. Momenti di crescita interiore basati su riflessioni personalizzate. Il viaggio viene descritto come una imprescindibile opportunità finalizzata al confronto con se stessi, affrontando paure, insicurezze e momenti di crisi personale. L'autore sottolinea come viaggiare in solitudine sia un atto di coraggio. Esperienza che permette di valutare le proprie capacità di adattamento e di superare limiti interiori precedentemente concepiti come invalicabili. Allontanarsi da una quotidianità immergendosi in ambiti pressoché sconosciuti stimola un processo di rinnovamento Le descrizioni di incontri con famiglie tibetane, monaci, viaggiatori di altre nazionalità e la partecipazione a tipiche manifestazioni locali, descrivono il viaggio come un percorso di apertura verso l'altro e di comprensione dei relativi caratteri differenziali. Un arricchimento, una scoperta di se stessi atta a rigenerare quel senso di rinnovata serenità e valori ancestrali che un mondo occidentale in caduta libera sta rapidamente perdendo lungo il cammino.
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Grazie per essere giunto fino a qui, in questo luogo slegato dalle dinamiche dei social e dai loro alienanti ritmi, algoritmi e contenuti.
Se hai apprezzato e ti fa piacere, lascia un commento qui sotto o un segno del tuo passaggio sul Libro degli ospiti, sarà uno stimolo ad andare avanti nonché un aiuto lungo la strada per Anam.
(Nora)

Buongiorno! Carissima Nora, non posso fare altro che ringraziarti per la tua recensione. Una disamina che, con una certa arguzia, ha saputo cogliere l'essenza di una narrattiva. Un percorso di crescita che altro non rappresenta se non una delle tante modalità atte a concepire un vissuto
RispondiEliminaNon posso che cogliere l'occasione atta a preventivare un possibile nostro nuovo incontro e discutere di persona sui argomenti dove la luce tende a condurre un nostro estemporaneo passaggio. Ancora grazie e a presto.
Alessandro Nonnoi